IL LATO AMARO DELO ZUCCHERO: come lo zucchero ci rovina la salute

Lo scorso 16 maggio è andata in onda su RAI 1 una puntata della trasmissione Petrolio condotta dal giornalista Duilio Giammaria che ha illustrato i dati delle ricerche eseguite sui possibili danni che lo zucchero e i carboidrati consumati in quantità eccessive, possono arrecare alla nostra salute.

Per quanto riguarda la ricerca sul cancro, alla Cornell University hanno individuato che lo zucchero aumenta il rischio di sviluppare i tumori. Il meccanismo è strettamente correlato all’azione dell’insulina la cui produzione viene stimolata dallo zucchero che si riversa dal sistema gastro-enterico nel torrente ematico.

Nel Rhode Island gli scienziati hanno evidenziato che la dieta nord americana con il suo contenuto di zucchero predispone nel modello animale ad una degenerazione del tessuto cerebrale predisponendo ad un Alzheimer precoce e si ipotizza che lo stesso rischio sia presente per l’uomo.

Lo zucchero è in grado di aumentare la sovra crescita del grasso viscerale, il grasso che si infiltra a livello degli organi, che è a tutti gli effetti considerato un elemento pro-oncogeno.

Purtroppo, lo zucchero oggi viene introdotto dall’industria alimentare in una miriade di prodotti per cui il carico ingerito giornalmente da ciascun individuo supera di gran lunga le dosi consigliate.

Unitamente allo zucchero troviamo spesso addizionati anche una serie di grassi idrogenati e grassi saturi che contribuiscono a peggiorare il funzionamento delle nostre cellule a livello dei meccanismi di comunicazione predisponendo un’infiammazione cronica di basso grado che è ritenuta oggi la genesi delle più importanti patologie cronico degenerative.

L’inchiesta poi si è spostata sui farmaci oncologici di ultima generazione che rappresentano la nuova frontiera nella lotta contro i tumori. Quindi non più chemioterapia, ma rafforzamento delle difese immunitarie per porre l’organismo nelle condizioni di affrontare il tumore con strategie immunitarie più efficienti.

Dr.ssa Monia Senni Biologa Nutrizionista