Come smaltire i Kg di grasso più ostinati? Prova la dieta chetogenica

Per dieta chetogenica si intende indicare un modello dietetico che induce uno stato così definito come chetosi, che nulla a che vedere con la chetoacidosi diabetica.

La chetosi è uno stato fisiologico che si instaura in un organismo sano quando il suo introito dietetico in termini di carboidrati scende al di sotto dei 50g giornalieri.

La dieta chetogenica prescinde dunque dall’apporto proteico quindi non è corretto definirla iso, ipo, od iper proteica.

Esistono varie diete che si basano sul principio di induzione di uno stato di chetosi per cui la scelta del modello dietetico idoneo per ogni singola persona va effettuata previa valutazione da parte di un Nutrizionista che abbia dimestichezza con questo tipo di pratica.

Quando si entra in chetosi, i corpi chetonici (Ketone Bodies) che arrivano dalla β-ossidazione degli acidi grassi si vanno a sostituire al piruvato, facendo letteralmente “risparmiare” glucosio proveniente dalla gluconeogenesi. Questa condizione metabolica fa sì che il combustibile per produrre energia non sia più il glucosio, bensì gli stessi corpi chetonici, determinando una conseguente riduzione del quoziente respiratorio verso il corrispettivo dei lipidi. (≈ 0,7 Q.R dei GRASSI).

In sintesi, quando si entra in chetosi si assiste ad uno “switch metabolico” che porta l’organismo ad utilizzare come combustibile non più gli zuccheri, ma i grassi.

Sulla dieta chetogenica spesso vengono sentenziati giudizi poco appropriati, ma la si deve conoscere bene da un punto di vista biochimico per poterne valutare le corrette applicazioni e i rispettivi vantaggi.

A livello di consensus scientifico internazionale, troviamo riferimenti nelle linee guida dietetiche britanniche che nel 2014 attraverso un documento ufficiale, indicano la possibilità di utilizzare diete che inducono una chetosi (VLCKD-Very Low Caloric Ketogenic Diet) fino ad un periodo massimo di 12 settimane e da intendere all’interno di un intervento terapeutico multidisciplinare, per quei soggetti che necessitano di un veloce calo ponderale. Un esempio tra tutti, la necessità di sottoporre soggetti obesi ad interventi chirurgici per i quali la mole di peso rappresenterebbe un importante fattore di rischio morte.

Fondamentale è che la dieta chetogenica sia completa sul piano nutrizionale e che durante l’intero percorso sia previsto un costante supporto clinico da parte del Nutrizionista.

In Italia, l’Associazione di Dietetica e Nutrizione Clinica esprime parere favorevole per l’applicazione di diete chetogeniche nel trattamento dell’obesità e in alcuni stati patologici come l’epilessia e alcune neoplasie cerebrali (glioblastomi).

Le diete chetogeniche sono impiegate in vari ambiti clinici che vanno dal trattamento della Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOs), nell’aterosclerosi, nel trattamento del diabete di tipo 2, nel trattamento dell’acne.

Nella mia personale esperienza ambulatoriale, l’impiego modulato di una dieta chetogenica si mostra particolarmente indicato anche nella risoluzione di quelle problematiche relazionate al fenomeno di insulino-resistenza, cui frequentemente si associa anche una “fase di forte resistenza alla perdita di grasso corporeo in eccesso”.

Queste fasi di “stallo del peso corporeo” definibili come una sorta di “plateau ponderale”, sono molto frequenti in quelle persone, specie donne, che negli anni hanno reiteratamente tentato con ogni mezzo, più o meno lecito, di dimagrire.

Diete sbilanciate, spesso impostate con la regola del “fai da te” possono indurre nell’organismo una sorta di stasi metabolica, difficilmente risolvibile se non attraverso l’applicazione strategie nutrizionali studiate e personalizzate, che in alcuni casi possono includere anche l’impiego ciclico di un razionale chetogenico.

Dr.ssa Monia Senni Biologo Nutrizionista