Vitamina D e salute dell’intestino

Con il termine vitamina D si fa riferimento ad una classe di molecole steroidee polifunzionali.

Tra le varie forme in cui possiamo ritrovare questa vitamina citiamo le più importanti, ossia la vitamina D2 o ergocalciferolo di provenienza vegetale e la vitamina D3 o colecalciferolo derivante dal colesterolo. Il colecalciferolo oltre ad essere sintetizzato dagli organismi animali, viene prodotto anche a livello della cute quando i raggi ultravioletti (UVB) colpiscono la sua forma pro-vitaminica di origine vegetale, l’ergosterolo.

Prima di trasformarsi nella forma molecolare attiva la vitamina D deve subire due processi enzimatici: il primo operato a livello epatico ed il secondo a livello renale.

Gli studi dimostrano che la maggior parte della vitamina D (dal 50% al 90%) viene prodotta attraverso l’esposizione della cute ai raggi ultravioletti.

Purtroppo, sono davvero pochi gli alimenti che contengono questa vitamina e, come se ciò non bastasse, il processo di assorbimento dietetico è efficace solo per circa il 50%in ragione del fatto che gran parte del suo valore nutritivo viene disperso nell’ambito dei processi digestivi.

Anche per quanto concerne la produzione attraverso la cute sono numerosi i fattori che possono renderne inefficace la sintesi come, ad esempio, l’uso di filtri solari, il tipo di carnagione, l’inquinamento atmosferico, la scarsa esposizione alla luce solare.

Ed è questo il motivo per il quale ad oggi circa l’80% della popolazione italiana registra una condizione di ipovitaminosi D.

La carenza di vitamina D può comportare effetti molto negativi per la nostra salute. Oltre alle ben note problematiche legate al metabolismo dell’osso (osteoporosi) essendo questa vitamina multitasking, possono subentrare problematiche anche l livello intestinale.

Alcune ricerche hanno dimostrato che la carenza di vitamina D può indurre un aumento della permeabilità della barriera intestinale favorendo una condizione potenzialmente molto pericolosa nota come Leaky Gut Syndrome o sindrome dell’intestino gocciolante.

Tale condizione favorisce la traslocazione di endotossine nel torrente ematico (endotossiemia) con conseguente attivazione della risposta infiammatoria e immunitaria.

Dai dati emerge anche una associazione inversa fra i livelli di vitamina D e la concentrazione di due proteine coinvolte nel processo infiammatorio, tra cui la proteina C reattiva (PCR), noto marker dell’infiammazione. Da questi dati si desume che la vitamina D eserciti una forte azione antinfiammatoria a livello intestinale e sistemica. Inoltre, nei soggetti con ipovitaminosi D si è registrata una maggiore predominanza a livello del microbiota intestinale di ceppi batterici gram-negativi potenzialmente patogeni e promotori di processi infettivi.

Dr.ssa Monia Senni Biologa Nutrizionista

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