La dieta nell'epilessia

L’epilessia è un disturbo neurologico che colpisce il sistema nervoso centrale caratterizzato da una sorta di interruzione, un “black out” temporaneo dell'attività delle cellule nervose che scatena delle crisi focali o complesse caratterizzate da convulsioni, periodi di comportamento insolito e, in taluni casi, dalla completa perdita di coscienza.

Attualmente nel mondo circa 50 milioni di persone accusano disturbi epilettici e il trend dimostra che ogni anno vengono formulate circa 2,4 milioni di nuove diagnosi di epilessia.

Esistono varie forme di epilessia:

  • Epilessie primarie o idiopatiche con eziogenesi sconosciuta
  • Epilessie secondarie dovute a fattori di natura genetica, traumi cranici, malattie infettive (encefalite, meningite, etc), disturbi dello sviluppo (autismo, neurofibromatosi), ictus o tumori cerebrali

Il razionale dell’epilessia oggi si basa principalmente sulla somministrazione primaria e personalizzata di farmaci anti-epilettici per periodi più o meno prolungati che agiscono principalmente sui meccanismi di regolazione dell'eccitabilità dei neuroni e delle sinapsi.

In questo articolo vi voglio parlare del trattamento dell’epilessia attraverso un diverso strumento terapeutico che è quello dietetico il quale, sulla base di recenti studi, è stato fortemente rivalutato perché in grado di fornire risultati a dir poco promettenti.

Diverse ricerche hanno dimostrato che una dieta ricca in grassi e povera in carboidrati sviluppa dei benefici sull’attività dei neuroni cerebrali, in particolare, negli individui che soffrono di disturbi epilettici non responsivi alla terapia farmacologica.

Lo studio pubblicato sulla rivista Epilepsy Research ha confermato una vecchia osservazione secondo la quale una condizione di digiuno riduce sia la frequenza che l’entità delle crisi epilettiche. Questo effetto sembra essere riconducibile al fatto che durante il digiuno l’organismo produce corpi chetonici in abbondanza, che superano dunque la soglia fisiologica di 0.1 mmol/l.

Le ricerche dimostrano che i corpi chetonici (keton Bodies KB) interferiscono con l’attività di alcune aree cerebrali esercitando un’azione di controllo sulle scariche elettriche che sono alla base del disturbo epilettico.

Secondo ipotesi accreditate, sarebbero proprio i corpi chetonici a ridurre l’eccitabilità dei neuroni coinvolti nella genesi delle crisi epilettiche modulando la produzione di specifici neurotrasmettitori. In particolare, il corpo chetonico noto come acido β-idrossibutirrico è in grado di determinare una riduzione di glutammato, un neurotrasmettitore fortemente eccitatorio, favorendo il contestuale aumento dei livelli di GABA (Acido gamma amminobutirrico) il principale neurotrasmettitore inibitorio.

La dieta chetogenica che, come indica l’etimologia stessa del termine induce la produzione di corpi chetonici, potrebbe risultare un valido approccio nella gestione dei pazienti epilettici, specie in coloro i quali gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche risultano eccessivamente gravosi.

Da una recente meta analisi emerge come una dieta chetogenica possa portare ad una riduzione degli attacchi epilettici del 40-50% con il vantaggio, non trascurabile, di essere esente da effetti collaterali.

Questo è uno dei motivi per i quali la dieta chetogenica, che era stata in parte abbandonata perché sicuramente più impegnativa rispetto alla semplice somministrazione di farmaci, sta riscuotendo un rinnovato interesse da parte di alcuni neurologi italiani ed americani che la stanno integrando all’interno del razionale di trattamento dell’epilessia.

Dr.ssa Monia Senni Biologo Nutrizionista