Depressione, deficit cognitivo e carenza di Vitamina D

Ho già trattato in precedenti articoli l’importanza della vitamina D per la salute del nostro organismo. Questa importante vitamina, infatti, gioca un ruolo chiave nell’ ambito della regolazione del metabolismo osseo, nel conservare una buona integrità della muscosa intestinale, nella regolazione della risposta infiammatoria e immunitaria.

Oggi, in particolare, vi parlerò del ruolo della vitamina D nell’ambito del corretto funzionamento del sistema nervoso.

Recenti studi hanno confermato le ipotesi secondo le quali la vitamina D (calcitriolo) è in grado sia di attraversare la barriera ematoencefalica, sia di venire attivata a livello cerebrale grazie alla presenza in questa area dell’enzima responsabile dell’ultima reazione enzimatica che la trasforma nel suo corrispettivo molecolare attivo.

Dalle ricerche emerge che la vitamina D eserciti un’azione neuro-protettiva influenzando vari processi come:

  • regolazione dell’espressione dei canali del calcio voltaggio-dipendenti
  • mielinizzazione
  • sinaptogenesi, neurogenesi
  • rilascio di neurotrasmettitori

La vitamina D è in grado di svolgere un’azione antinfiammatoria attraverso l’inibizione della sintesi di citochine pro-infiammatorie; svolge un’azione antiossidante mediando un aumento della produzione di glutatione dalla forte azione neuro-protettiva.

La vitamina D inoltre, aiuta a rimuovere attraverso la barriera ematoencefalica il peptide beta amiloide regolando l’espressione della proteina attraverso il VDR (il suo recettore).

Ciò può condurre alla deduzione che bassi livelli di vitamina D siano attori partecipi al declino cognitivo correlato all’età e che si possano anche associare alla malattia di Alzheimer.

L’ipovitaminosi D è stata correlata al decadimento delle prestazioni cognitive, con particolare riferimento alle capacità mnemoniche e di propensione alla concentrazione oltre che all’insorgenza di sintomi depressivi.

Dr.ssa Monia Senni Biologa Nutrizionista