Cancro al colon retto e dieta

Nel 2014 sono stati diagnosticati 29.000 nuovi casi di cancro al colon retto nella popolazione maschile e 23.000 circa nella popolazione femminile italiana.

Dal registro tumori della regione Emilia Romagna il tumore al colon-retto risulta essere uno dei più frequenti, specie nella provincia di Forlì-Cesena.

Sono state condotte ricerche sull’esistenza della relazione tra il tipo di alimentazione condotta dalle persone che vivono in queste aree geografiche e l’insorgenza di questa tipologia di tumore che colpisce il tratto terminale dell’intestino. Le evidenze scientifiche riportano che il frequente e abbondante consumo di certi alimenti tipici della cultura culinaria emiliano-romagnola, come i salumi (salame, prosciutto e carni insaccate in genere) e le carni rosse cucinate alla griglia, rappresenta un fattore di rischio per il potenziale sviluppo della neoplasia intestinale.

Lo stesso Fondo Mondiale per La Ricerca contro Il Cancro (WCRF) a seguito di una revisione sistematica degli studi di relazione tra cancro e dieta ha emanato un decalogo in cui viene consigliato di limitare al minimo il consumo di carni rosse ed evitare il consumo di carni conservate.

La soluzione dietetica migliore è quella di orientarsi verso il modello della Dieta Mediterranea e, ci tengo a precisare, la Dieta Mediterranea originale, ossia quella individuata dal prof. Keys nel “Seven Country Studies”.

I cereali integrali, che rappresentano la fonte energetica primaria della Dieta Mediterranea, esercitano un’azione benefica nell’ambito della prevenzione del tumore al colon retto.

L’azione anti cancerogena è data dalla presenza nei cereali integrali di 2 tipologie di fibra:

  • fibre insolubili definite anche gel forming che hanno la capacità di aumentare la massa fecale e velocizzare la peristalsi riducendo in questo modo il tempo di contatto di eventuali sostanze tossiche con le mucose intestinali.
  • fibre solubili definite prebiotiche che rappresentano substrato nutritizio per i microrganismi che compongono il nostro microbiota intestinale. Attraverso la fermentazione microbica di tali fibre, originano degli acidi grassi a catena corta, come l’acido butirrico, propionico e acetico, che rappresentano il nutrimento per le cellule del colon, i colonociti e d esercitano essi stessi un’azione anticancerogena.

Dr.ssa Monia Senni Biologa Nutrizionista