Vitamina D e Osteoporosi: approccio dietetico

Quando si parla di vitamina D si fa riferimento ad una classe di pro-ormoni lipo-solubili la cui azione si esplica a più livelli, in particolare nei riguardi del metabolismo del calcio dove svolge un ruolo fondamentale nel processo di deposito di matrice ossea a livello scheletrico. Ed è per questo motivo che questa vitamina è anche definita “fattore antirachitico”.

Dei 5 composti sterolici che contengono la vitamina D, due hanno importanza:

La Vitamina D2 o Ergosterolo (provenienza vegetale)

La Vitamina D3 o Colecalciferolo (provenienza animale)

La Vitamina D è in grado di aumentare l’utilizzazione e la ritenzione di calcio e fosforo presenti a livello corporeo e di amplificare la capacità del nostro intestino di assorbire questi due importanti minerali quando vengono assunti attraverso l’alimentazione.

Il nostro organismo è capace di sintetizzare autonomamente questa vitamina a patto però, che esponiamo la cute ad una determinata gamma di raggi ultravioletti per un tempo considerato sufficiente ad innescare la cascata di reazioni enzimatiche che conduce alla produzione di vitamina D nella sua forma attiva.

Purtroppo, il rifornimento di vitamina D attraverso questa via che peraltro risulta essere la via primaria, è attualmente insufficiente a causa di stili di vita metropolitani che hanno ridotto drasticamente la quantità di tempo che dedichiamo ogni giorno alla vita all’aria aperta, specialmente nelle stagioni fredde.

Probabilmente è proprio per questo stile di vita che ci porta a permanere per la maggior parte delle ore della nostra giornata dentro un ufficio o dentro casa, che in questi anni di pratica ambulatoriale come Nutrizionista (peraltro in una città come Cesena, molto vicino al mare), ho potuto riscontrare una condizione ricorrente nei miei pazienti, sia uomini e che donne, ossia una spiccata carenza di vitamina D nei dosaggi ematici.

Il fabbisogno di vitamina D per l’adulto è di 400 U.I al giorno, ma esistono periodi della vita (gravidanza, allattamento, menopausa) in cui il fabbisogno di questa vitamina aumenta.

Purtroppo, la vitamina D è la meno diffusa in natura. Essa è contenuta in grande quantità nell’olio di fegato di pesci che vivono in acque fredde, nel tuorlo d’uovo, nelle verdure verdi, nel pesce, specie nelle sardine, nelle aringhe e nel salmone. Fortunatamente, la cottura e la conservazione non alterano la vitamina D.

Va ricordato che per potere stimolare la produzione di vitamina D attraverso la cute questa va esposta senza l’applicazione di filtri solari per almeno 30 minuti al giorno.

Dr.ssa Monia Senni, Biologa Nutrizionista