Riflessioni di un biologo nutrizionista ai tempi del Coronavirus… Parte 3

La lezione dimostreremo di averla imparata solo se troveremo il coraggio e la sensibilità collettiva di cambiare il nostro pensiero e conseguentemente il modello socioeconomico di ispirazione a livello globale. Non è pensabile in nessun Paese al mondo che si continui a produrre, allevare, coltivare, senza un criterio di limite.

Noi, nel nostro piccolo, possiamo fare la vera differenza attraverso la modificazione dei consumi alimentari.

È stato ampiamente dimostrato che l’allevamento intensivo sfrutta più risorse rispetto ai benefit che può produrre e, oltre tutto, si riversano sul mercato quantitativi eccessivi di carne di scarsissima qualità. Dobbiamo divergere tutti verso una dieta principalmente a base vegetale, che non significa diventare vegani o vegetariani, ma consumare meno carne, di buona qualità e solo in rare occasioni.

Se vogliamo poi contestualizzare, oggi in tanti mi chiedono come aumentare le difese immunitarie per scongiurare il contagio da coronavirus.

La mia risposta è ed è sempre stata la stessa: la medicina più efficace è la dieta!

Dobbiamo ridurre, se non eliminare del tutto, il consumo di farine 00 e di zuccheri semplici, perché fautori di processi infiammatori che debilitano il nostro sistema immunitario.

Dalle statistiche di questi giorni è emerso che la maggior parte dei pazienti che hanno contratto forme aggressive di COVID-19 avevano comorbidità pregresse e un indice di massa corporea <26, dunque erano in sovrappeso al momento del contagio.

Essere in sovrappeso, specie nella zona addominale e avere sviluppato una condizione nota come sindrome metabolica, sembra predisporre dunque allo sviluppo di forme più gravi di polmonite in quanto il grasso addominale stesso, attraverso un processo di insulino-resistenza, è risaputo produrre processi infiammatori di basso grado che alterano il corretto funzionamento del sistema immunitario, e non solo.

Per concludere questa piccola riflessione, dobbiamo necessariamente considerare anche un altro aspetto, non meno importante e per me identificabile nel fattore ecologico:

“Secondo voi, un ambiente violato, stravolto nei suoi equilibri arcaici, profondamente inquinato, che ha perso la sua bellezza originaria, depauperato delle sue risorse, può dare origine a nuove specie sane, portatrici di prosperità e di vita?”

Vi segnalo un link con un video che a me ha particolarmente colpito e che forse può illuminarci un po' tutti…

Vi aspetto al prossimo articolo per un ulteriore approfondimento sul tema dieta e coronavirus.

Have a Good Life!

Dr.ssa Monia Senni Biologa Nutrizionista

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