Microbiota e Diabete

Parte Seconda

Dalle ultime ricerche si è potuto evidenziare come il microbiota, ossia l’universo di microbi che vive nel nostro intestino, sia grado anche di aumentare l’assorbimento di zuccheri semplici noti come monosaccaridi, con conseguente aumento dei livelli di glucosio ematico (glicemia). A tale condizione potranno conseguire una serie di risposte metaboliche molto importanti che in ultima analisi possono favorire l’aumento del rischio di sviluppare un’importante patologia cronica, oggi in piena espansione, ossia, il diabete mellito di tipo 2.

Il meccanismo molecolare che sottende l’aumento del rischio di sviluppare il diabete si può riassumere in una serie di “reazioni a catena” il cui innesco è rappresentato dall’aumento dei livelli della glicemia a cui conseguono:

  • secrezione di citochine pro-infiammatorie
  • insulino-resistenza
  • incremento del peso corporeo e della massa grassa
  • accumulo di trigliceridi epatici

Maggiore predisposizione all’insorgenza del diabete di tipo 2

Nella provincia di Forlì-Cesena si contano circa 10mila diabetici (circa il 5% della popolazione adulta, in linea con quella regionale e nazionale). L'invecchiamento della popolazione e la diffusione dell'obesità (soprattutto addominale) sono i motivi principali di questa “epidemia”, fortemente influenzata da stili di vita scorretti sui quali è opportuno un intervento di prevenzione.

Un’alimentazione equilibrata e attività fisica regolare , riducono del 40% il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, la forma più diffusa, ma anche la comparsa di ipertensione, ipercolesterolemia e di altri fattori di rischio collegati. A tavola occorre tornare ai cibi genuini nostrani, senza ricorrere a prodotti preconfezionati o di origine non nota: consumare nelle giuste proporzioni tutte le tipologie di alimenti: carne, pesce, formaggi, pasta, pane integrale, verdure, ortaggi e frutta. E gli zuccheri? Il diabete non viene “per colpa degli zuccheri”, ma deriva dal sovrappeso e dall’obesità. Risulta essere essenziale quindi ridurre complessivamente il carico giornaliero.

Oltre al rischio di sviluppare il diabete, un’intestino infiammato e squilibrato da un punto di vista della flora intestinale può predisporre l’insorgenza anche di altre patologie non esclusivamente legate all’apparato gastroenterico.

Disturbi di varia natura, specie diete sbilanciate possono alterare il delicato equilibrio del microbiota intestinale determinando l’insorgenza di uno stato definito come disbiosi intestinale.

Con il termine disbiosi si fa riferimento ad un dismicrobismo intestinale ad eziologia multifattoriale, ovvero, un sovra crescita di germi patogeni ad attività putrefattiva nel tratto gastrointestinale, associato ad un alterato equilibrio tra il gruppo dei batteri acidofili-bifidi e gli organismi coliformi.

In base ad un approccio di tipo funzionale-metabolico possiamo distinguere principalmente 3 tipi di disbiosi, che, peraltro, possono anche coesistere:

  • disbiosi fermentativa
  • disbiosi fermentativa micotica
  • disbiosi putrefattiva

Oltre ai numerosi disturbi di pertinenza gastroenterica come il morbo di Crohn, la retto colite ulcerosa, la sindrome del colon irritabile o il cancro al colon, in uno stato di disbiosi intestinale possono manifestarsi patologie coinvolgenti organi ed apparati anche distanti dal colon.

E’ stata, infatti, dimostrata la relazione tra una condizione di disbiosi intestinale e l’aumento del rischio di sviluppare patologie croniche come il diabete 2, l’obesità addominale, le allergie e le cefalee ricorrenti.

Il modello dietetico Equilibra da me impiegato come approccio nutrizionale, frutto di una maturata esperienza nell’ambito dei dismicrobismi enterici, associato ad un piano di nutraceutici selezionati in base al tipo e livello di gravità della disbiosi diagnosticata, costituisce un programma integrato per il trattamento e la cura della disbiosi intestinali.

Dr.ssa Monia Senni, Biologa Nutrizionista