Il digiuno come terapia

La digiuno terapia è praticata in tutte le religioni sin dai tempi antichi. Ricordiamo che Mosè digiunò quaranta giorni prima di ricevere le tavole della legge. Gesù, per prepararsi alla predicazione, “digiunò nel deserto per quaranta giorni e quaranta notti, dopo di che ebbe fame” (Mt 4.2). San Francesco d’Assisi, digiunò quaranta giorni prima di dettare le regole del suo ordine. Solo per citare alcuni degli innumerevoli esempi storici in cui si cita il digiuno.

Il digiuno è oggetto di studio per le sue proprietà benefiche soprattutto negli Stati Uniti. L’uomo è progettato per vivere molto più a lungo degli 80 anni, scalino difficile da raggiungere in salute in quanto dai dati ufficiali risulta che oltre il 90% degli ultrasessantenni che vive nei paesi occidentali è affetto da una o più patologie cronico degenerative.

Gli esperimenti condotti su cavie e primati ci evidenziano come questi animali sottoposti a restrizione calorica senza malnutrizione vivono fino al 50% in più rispetto a quelli che si nutrono ad libitum e il 30% di loro non sviluppa patologie croniche tipiche dell’invecchiamento arrivando a vivere ben oltre l’età consueta della popolazione generale.

Una maggiore longevità e una salute di ferro sembrano essere favoriti dal processo di autofagia innescato dal digiuno.

Con l’autofagia la cellula in pratica si riappropria della sua fisiologica propensione a liberarsi di elementi difettosi o danneggiati. Vengono eliminati organuli ed elementi disfunzionali, specie le proteine modificate responsabili dell’insorgenza di malattie cronico degenerative come l’Alzheimer, il Parkinson o la SLA (sclerosi laterale amiotrofica).

La restrizione calorica o il digiuno anche intermittente sono in grado di portare effetti benefici anche a coloro i quali soffrono di disturbi della sfera emotivo-psicologica come depressione, alterazioni del tono dell’umore o attacchi di isterismo. Il meccanismo sembra esplicitarsi a livello del bilayer lipido intestinale (doppio foglietto fosfolipidico) che se infiammato, impedisce il transito della serotonina nel circolo ematico. Il digiuno è in grado di innescare una cascata di reazioni molecolari ad effetto antinfiammatorio.

Il digiuno (anche intermittente) senza malnutrizione e la restrizione calorica sono in grado di ridurre tutti i fattori di crescita (IGF-1, insulina, EGF, etc) interessati nelle malattie neoplastiche (tumori).

Ovviamente, la premessa è che vengano salvaguardati i principi di soddisfazione in termini di esigenze nutrizionali di ciascun individuo, per cui tali pratiche devono venire necessariamente condotte da professionisti della nutrizione, specie se le persone che intendono praticarle sono affette da patologie.

Dr.ssa Monia Senni Biologa Nutrizionista