Il cibo dell’anima che ci protegge dai tumori

In questo articolo oggi uscirò in gergo “un po' dal seminato”. Non vi parlerò di alimenti come è mia consuetudine, ma di un cibo più particolare, ossia quello che nutre l’anima, nutrimento inteso in senso metafisico come spiritualità o fede in base alle varie prospettive in cui lo si vuole interpretare. E questo perché nei giorni scorsi ho letto i risultati di una ricerca che mi ha fatto molto riflettere e di cui desidero parlare anche a voi lettori.

La School of Public Health di Harward* nel 2016 ha pubblicato i risultati di uno studio prospettico durato 16 anni sulla relazione tra la frequentazione di funzioni religiose e la mortalità complessiva. I ricercatori hanno potuto constatare su una popolazione a campione composta da infermiere americane che coloro le quali hanno presenziato alle funzioni religiose con maggior assiduità (anche più di 1 volta alla settimana) hanno registrato un rischio di mortalità per tutte le malattie, specie per cancro e malattie cardiovascolari, inferiore del 33% rispetto alle infermiere che non frequentavano la chiesa o altri istituti religiosi. E questo a parità di una serie di fattori di rischio quali età, BMI, sedentarietà, climaterio, trattamenti ormonali, ipertensione, dislipidemie, diabete, dieta, reddito, etc. *(https://jamanetwork.com/journals/jamainternalmedicine/fullarticle/2521827)

I ricercatori non hanno indagato quali potessero essere i meccanismi biologi protettivi indotti da questa maggiore spiritualità o devozione al divino, ma una ragione potrebbe derivare dal fatto che la meditazione e la preghiera possano incidere sulla riduzione delle molecole tipiche dell’infiammazione cronica asintomatica oggi ritenuta la causa di insorgenza delle principali patologie cronico degenerative del XXI secolo, specie delle neoplasie.

Altri scienziati hanno potuto empiricamente dimostrare che la meditazione, una maggiore compassione e consapevolezza, la pratica della solidarietà e del perdono, le credenze religiose e spirituali inducono uno stato di benessere e di equilibrio psico-fisico capaci di rafforzare il sistema immunitario, prevenendo l’insorgenza di patologie e dunque favorendo la longevità.

Altre ricerche avrebbero dimostrato che le letture sacre eseguite con regolarità, la frequentazione di funzioni religiose, la stessa recitazione del rosario e i canti sacri che modulano l’atto e la frequenza respiratoria, siano attività tutte in grado di riequilibrare la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca riducendo conseguentemente il rischio di sviluppare patologie cardiovascolari.

Le ipotesi sulla ipotetica relazione benefica tra fede e salute sono ancora da indagare, ma rimane il fatto che anche se per ora si ignorano i meccanismi, un atteggiamento consapevole, grato, condiviso e maggiormente spirituale, in armonia con l’ambiente che ci circonda, rappresenta una conditio sine qua non per vivere sani e a lungo.

Dr.ssa Monia Senni Biologa Nutrizionista