DIETA MEDITERRANEA: LA DIETA CHE RENDE SANI E LONGEVI

La Dieta Mediterranea fu formalizzata per la prima volta dal prof. Ancel Keys, un biologo fisiologo americano che alla fine degli anni 50 del Novecento ha dato il via ad un importantissimo studio epidemiologico sulle abitudini alimentari, il Seven Countries Study of Cardiovascular Diseases. Questo studio è ancora in corso dopo oltre 50 anni, avendo arruolato all’origine individui appartenenti a 7 Paesi per un totale di 12.763 uomini di età media compresa tra i 40 e i 59 anni.

La ricerca ha dimostrato che popolazioni distanti tra loro come quelle residenti in Nord America e Nord Europa erano e sono tutt’oggi accomunate da un più elevato consumo di alimenti di origine animale che si riflette con un maggiore livello di incidenza e mortalità per cardiopatia coronarica, rispetto alle popolazioni residenti nel Sud Europa, specie nei paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, ed in Giappone dove molto più elevato è il consumo di alimenti provenienti dal mondo vegetale.

Le abitudini alimentari delle popolazioni affacciate sul Mar Mediterraneo e in Giappone sono state associate a livelli molto più bassi di incidenza e mortalità coronarica ed in parte anche di mortalità a lungo termine per tutte le cause.

Ricerche successive più recenti hanno permesso di approfondire questi risultati e di dimostrare su più ampia scala le virtù di della Dieta Mediterranea.

Tra questi studi va citato lo studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer & Nutrition) lo studio considerato fino a poco tempo fa il più grande studio prospettico con banca di campioni di sangue intrapreso al mondo.

A EPIC partecipano 23 centri di ricerca in 10 Paesi europei tra cui Danimarca, Grecia, Italia, Inghilterra, Norvegia, Olanda, Spagna e Svezia. Vi lavorano più di 100 ricercatori. Iniziato nei primi anni 90’, ha reclutato 500.000 persone fra 35 e 75 anni. Dai risultati emerge che l’applicazione della Dieta Mediterranea ha ridotto complessivamente il rischio di mortalità totale del 25%, il rischio di mortalità per malattia coronarica del 33% e quello di mortalità per cancro si è ridotta del 24%.

Gli italiani di oggi, purtroppo, non seguono quasi più questo modello dietetico. Negli ultimi decenni la dieta italiana è stata contaminata da una miriade di prodotti spazzatura (junk food) che sono entrati a pieno titolo a far parte delle abitudini alimentari di tutti i giorni.

I dati relativi ai consumi alimentari degli italiani confermano che si acquista meno pesce, meno olio extra vergine d’oliva, meno frutta a fronte di un incremento del consumo di carne, prodotti industriali precotti e in generale prodotti con scarso valore nutrizionale e di dubbia provenienza.

Sicuramente, la crisi economica che da anni affligge l’Europa e non solo, rappresenta una delle cause principali che spinge le persone con un basso reddito a tagliare considerevolmente la qualità della spesa alimentare, orientandosi verso la scelta di prodotti di basso costo che spesso sono sinonimo anche di una pessima qualità nutrizionale.

Come conseguenza di questo nuovo comportamento si sta registrando nel nostro Paese un pericoloso aumento dell’incidenza di malattie cardiovascolari e tumori, che trovano nella dieta uno dei principali fattori di rischio.

Dr.ssa Monia Senni Biologa Nutrizionista