Dieta e tumori

Parte Seconda

Le ricerche degli ultimi 30 anni sono giunte alla conclusione che una scorretta alimentazione troppo ricca in calorie, povera in frutta e verdura ed eccessivamente sbilanciata verso il consumo di zuccheri, grassi animali e alcolici rappresenta a tutti gli effetti un fattore di rischio per il cancro, specie per i tumori ormono-sensibili come il tumore alla mammella, alla prostata, all’utero, alle ovaie e all’endometrio. Se poi, ad un alimentazione scorretta si abbina anche uno stile di vita sedentario, il rischio aumenta considerevolmente.

Nella Tabella 2, in allegato, ricavata dagli studi condotti dall’American Institute for Cancer Research (AIRC), si evince come una dieta bilanciata possa prevenire l’insorgenza di tumori rappresentando a tutti gli effetti un presidio di prevenzione contro i tumori.

Nella mia esperienza di Nutrizionista mi capita purtroppo sempre più di frequente di incontrare pazienti che hanno ricevuto una diagnosi di tumore. Mi capita di visitarli in vari momenti del loro iter terapeutico: prima o dopo interventi di asportazione (vedi mastectomie della mammella), sia durante o dopo avere superato i vari cicli di chemio/radioterapia. Purtroppo, quasi sempre queste persone non hanno mai ricevuto indicazioni su come impostare e correggere la propria dieta.

Va sottolineato che i dati della ricerca confermano che il 30-35% dei tumori è causato dall’alimentazione. Mangiare in modo corretto non è determinante solo nella prevenzione, ma anche nel decorso della malattia.

Il paziente oncologico a mio avviso è un paziente ancora più “fragile e delicato” rispetto ad altri e come tale andrebbe orientato con particolare attenzione ed informato sul fatto che una sana alimentazione può condurlo verso una prognosi maggiormente favorevole e lo può proteggere dal rischio di sviluppare nel futuro eventuali recidive.

Abbiamo visto nella prima parte di questo articolo come nel caso di tumori ormono-sensibili (mammella-utero-ovaio-endometrio-prostata-testicolo), e non solo, sia fondamentale ridurre i livelli di estrogeni circolanti nel sangue. La terapia preventiva di routine, ad esempio, del carcinoma mammario per le donne colpite da questo tipo di tumore, consiste nell’assunzione per almeno 5 anni di un farmaco assunto per via orale appartenente alla famiglia dei modulatori selettivi del recettore degli estrogeni. Allo stesso tempo però, non viene spiegato alle donne che una dieta ricca di grassi e proteine animali contribuisce ad incrementare la concentrazione di estrogeni presenti nel torrente ematico e il conseguente rischio di sviluppare recidive.

Oppure, non viene spiegato a questi pazienti che una dieta ricca di bevande zuccherate (succhi di frutta compresi), dolci e prodotti preparati con farine raffinate (farina 00) rappresenta un potenziale rischio per lo sviluppo delle neoplasie, specie per coloro che ne sono già stati colpiti in passato.

Se analizziamo la terapia farmacologica indicata per la cura dei tumori riscontriamo come frequentemente i medicinali che vengono impiegati possono comportare effetti collaterali come diarrea e vomito anche di grave entità. Questi effetti indeboliscono ulteriormente un organismo già fortemente provato dal tumore inducendo uno stato cachettico-debilitativo che spesso non consente al paziente di portare a termine la terapia farmacologica stessa. Ciò può purtroppo conduce ad un insuccesso nella battaglia contro il cancro.

Risulta dunque fondamentale associare alla chemioterapia una dieta che possa migliorare la qualità dei nutrienti e di conseguenza preparare l’organismo alla terapia stessa. L’alimentazione, se orientata nella giusta direzione, può favorire la scomparsa o quanto meno la riduzione di fenomeni di diarrea e vomito, favorendo la buona riuscita della chemioterapia e migliorando sensibilmente la qualità di vita del paziente oncologico durante questo difficile periodo.

Fortunatamente, viviamo in una città come Cesena, circondata da coltivatori e aziende agricole in cui è ancora possibile reperire prodotti di qualità a KM zero direttamente dal produttore in ogni stagione dell’anno come verdure, frutta, legumi, cereali. Questi prodotti dovrebbero essere alla base di una sana alimentazione per tutti, ma in particolare per coloro che hanno ricevuto una diagnosi di tumore.

Alcuni studi hanno inoltre dimostrato che la restrizione calorica, ossia la riduzione dell’introito calorico giornaliero nel malato di cancro può indurre effetti favorevoli. Questo perché una dieta ipocalorica riduce i livelli di glucosio nel sangue e di conseguenza la secrezione di insulina e di IGF-1 pro-infiammatorio, fattori che come abbiamo visto prima, sono coinvolti nella proliferazione tumorale.

Limitare l’apporto calorico è dunque un’ottima strategia per prevenire e curare il cancro. Anche questo assunto come si può notare entra in pieno contrasto con l’atteggiamento diffuso di “obbligare” i pazienti in chemioterapia che si mostrano frequentemente inappetenti a mangiare torte e dolci, nella speranza di una ripresa più veloce.

Dr.ssa Monia Senni, Biologa Nutrizionista

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