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In questo studio pubblicato su Cell Longevity dal titolo “Nutrition and healthy ageing: calorie restriction or polyphenol-rich «MediterrAsian» diet?” si sono indagate le relazioni tra un modello dietetico costituito da alimenti tipicamente di origine mediterranea unitamente a cibi provenienti dalla cultura asiatica (principalmente giapponese) e l’incremento della prospettiva di vita.

Gli scienziati hanno battezzato questo modello nutrizionale con l’appellativo di MediterrAsian Diet, in pratica, lo stesso modello dietetico che risultò dallo studio del prof. Keys negli anni cinquanta del secolo scorso e da cui venne coniata la definizione di Dieta Mediterranea.

Ebbene, dallo studio emerge che una MediterrAsian Diet, associata ad una restrizione calorica può ritardare l’invecchiamento e diminuire l’insorgenza di patologie cardiovascolari e dismetaboliche come il diabete o le cardiopatie.

Sembrerebbe infatti che la restrizione calorica sia in grado di attivare delle particolari proteine enzimatiche di recente acquisizione chiamate sirtuine.

Le sirtuine sono una famiglia di enzimi coinvolti nel silenziamento genico. Il gene Sir2 (Silent information regulator 2) da cui deriva il nome dell’intera famiglia è stato uno dei primi geni della longevità ad essere scoperto e la sua attivazione è in grado di aumentare l’aspettativa di vita.

Le sirtuine esprimono azioni estremamente potenti:

  • Rallentano il processo di invecchiamento cellulare
  • Aumentano la resistenza allo stress
  • Regolano la traascrizione genica

Inducono le cellule verso l'apoptosi, ossia, il suicidio programmato cellulare, processo di vitale importanza attraverso il quale l’organismo riesce a liberarsi di cellule senescenti, danneggiate o mal funzionanti. Considerate che questo meccanismo nelle cellule tumorali risulta essere silenziato. Per questo motivo la restrizione calorica è risultata essere efficace nella lotta contro il cancro.

I risultati di questa ricerca dimostrano che una MediterrAsian Diet, ricca in sostanze protettive, associata ad una restrizione calorica che attiva un meccanismo sirtuin-mediato modula la sopravvivenza cellulare, previene l’insorgenza di patologie cronico degenerative e promuove salute e longevità.

Dr.ssa Monia Senni Biologa Nutrizionista

Sono stati recentemente pubblicati sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism i risultati di un lavoro scientifico che ha potuto dimostrare che praticare regolarmente esercizi di meditazione conduce non solo ad una maggiore condizione di benessere psicologico, bensì, può predisporre l’organismo a lascar andare i chili di troppo rendendo quanto meno molto più efficace la dieta stessa che si sta seguendo, potenziandone l’azione sul calo ponderale.

La ricerca è stata condotta su una cinquantina di pazienti che per un periodo di 6 mesi hanno intrapreso un regime dietetico con l’obiettivo di ottenere un calo ponderale.

Ai pazienti è stato proposto unitamente al piano nutrizionale di frequentare anche un programma di 3 o 4 sessioni di meditazione compassionevole a settimana che hanno insegnato loro anche preziose tecniche per aumentare la fiducia in sé stessi e per combattere l’autocritica.

I risultati sono stati molto marcati: al termine del periodo di osservazione i pazienti che avevano partecipato anche alle lezioni di meditazione avevano perso in media 3chili in più rispetto a coloro i quali che avevano seguito esclusivamente la dieta dimagrante.

Il merito di tale risultato sembra essere attribuibile al fatto che la pratica regolare meditativa facilita il rapporto con il cibo, spesso estremamente conflittuale. I pazienti che hanno meditato sono riusciti a gestire meglio il loro percorso nutrizionale attraverso una migliore pianificazione dei pasti ed hanno acquisito più fiducia in sé stessi aumentando la propria autostima.

Nella mia pratica ambulatoriale come biologa nutrizionista spesso mi capita di incontrare persone che hanno tentato innumerevoli volte a dimagrire, spesso mietendo un insuccesso dopo l’altro.

In molti di questi casi la scarsa autostima e l’insicurezza nelle proprie capacità sono la ricetta alla base del fallimento, anche futuro.

Il connubio “mente-corpo” così come emerge dalla ricerca appena citata, è indissolubile e per essere vincente dobbiamo pensare che non è sufficiente seguire i dettami di una dieta; dobbiamo metterci in discussione e preventivare di modificare a fondo il nostro approccio, il nostro comportamento, e in questo, la pratica meditativa potrebbe esserci di grande aiuto.

Dr.ssa Monia Senni Biologa Nutrizionista

Questa bevanda corroborante può rappresentare una valida alternativa al classico thè.

É senza teina, per cui adatta anche ai più piccoli, ed è molto dissetante. Il karkadè brulè è ottimo anche dopo un allenamento per reintegrare i Sali minerali dispersi con la sudorazione. I fiori di ibisco hanno un’azione drenante, ipocolesterolemizzante e antiossidante. Le spezie conferiscono al karkadè brulè un profumo molto invitante: è da provare sia in inverno, nella versione calda, ma anche d’estate bevuto fresco!

Ingredienti
  • 2 arance non trattate in superficie, biologiche
  • 1 litro e mezzo di acqua minerale naturale (preferibilmente in bottiglia di vetro)
  • 4-5 cucchiai di fiori di ibisco essiccati
  • 1 limone non trattato in superficie, biologiche
  • 1-2 fiori di anice stellato
  • 10 chiodi di garofano
  • 3 stecche di cannella
  • 1 pezzetto di zenzero in radice
  • 1 pizzico di noce moscata
Preparazione
  1. Lavate e asciugate l’arancia e il limone, poi sbucciateli con un coltello affilato, abbiate cura di utilizzare solo la parte arancione-gialla, in quanto la parte bianca potrebbe rendere amara la preparazione.
  2. Preparate una pentola, mettete dentro le bucce di arancia e limone, i chiodi di garofano, lo zenzero, le stecche di cannella, i fiori di ibisco, l’anice stellato e il pizzico di noci moscata. Aggiungete l’acqua, mescolate e accendete il fuoco, portate a bollore, fate sobbollire per circa 5-7 minuti, mescolando di tanto in tanto. Volendo, potete aumentare o diminuire le quantità delle singole spezie in base al vostro gusto.
  3. A questo punto filtrate il karkadè con un colino e servire caldo oppure fresco a seconda del gusto. PROSIT!

Dr.ssa Monia Senni Biologa Nutrizionista

Dieta, microbiota intestinale e salute questi tre elementi apparentemente distanti oggi sappiamo che risultano essere intimamente legati tra di loro e rappresentano una nuova frontiera scientifica oggetto di approfondimento dell’attuale ricerca internazionale.

Ormai da anni si indagano le relazioni tra una condizione di dismicrobismo intestinale (disbiosi) indotto anche da diete sbilanciate e le principali patologie cronico degenerative.

In uno studio in particolare, pubblicato sulla prestigiosa rivista Gut dal titolo “High-level adherence to a Mediterranean diet beneficially impacts the gut microbiota and associated metabolome”, è stato valutato l’impatto di tre modelli dietetici (vegano, vegetariano, onnivoro di orientamento mediterraneo) sulla salute e il condizionamento del microbiota enterico.

I dati dello studio hanno dimostrato che sia la dieta vegana, vegetariana, ma anche la dieta Mediterranea che sebbene onnivora è composta prevalentemente da alimenti di origine vegetale, promuovono lo sviluppo enterico di alcuni ceppi microbici (Lachnospira e Prevotella) particolarmente benefici per la nostra salute. Tali batteri attraverso la fermentazione delle fibre vegetali liberano nell'intestino metaboliti dai riconosciuti effetti protettivi per l’uomo, ossia, gli acidi grassi a corta catena (short-chain fatty acids, SCFA). Gli acidi grassi a corta catena come l’acido butirrico o propionico possiedono proprietà anticancerogene e sono in grado di nutrire al meglio le cellule che compongono la parete della mucosa intestinale.

Al contrario, l'assunzione di nutrienti tipici della dieta onnivora, come i grassi saturi e le proteine carnee, è associata a più basse concentrazioni di SCFA nelle feci, all'incremento nell'intestino di altre tipologie di microrganismi, ed a livelli più elevati dell'N-ossido della trimetilammina (TMAO) nelle urine, metabolita microbico associato allo sviluppo di aterosclerosi e patologie cardiovascolari.

Questa ricerca ha potuto dimostrare per la prima volta che gli effetti benefici della Dieta Mediterranea possono essere associati anche all'impatto che questo modello alimentare ha sulla composizione e attività metabolica del microbiota umano.

Questi risultati sono di aiuto per comprendere maggiormente l'effetto della dieta nel promuovere la salute attraverso la modulazione del microbiota intestinale, nell'ambito di un'ottica di prevenzione delle malattie associate a disbiosi intestinale come quelle infiammatorie e cardiovascolari.

Dr.ssa Monia Senni Biologa Nutrizionista

Da una recente ricerca scientifica pubblicata su JAMA Neurology, condotta presso la Mailman School of Public Heath della Columbia University di New York, si è potuto constatare che una dieta di tipo mediterraneo a moderato introito calorico, ossia prevalentemente composta da alimenti di origine vegetale apportatori di un pool di molecole antiossidanti, è in grado di favorire il controllo e il miglioramento di alcune capacità neuro-funzionali che spaziano dalla respirazione al movimento, in pazienti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica, SLA.

La SLA fa parte di una classe di patologie gravi a carattere neurodegenerativo che colpisce i motoneuroni della corteccia cerebrale innescando una progressiva contrazione-irrigidimento muscolare che inducono debolezza dovuta alla diminuzione, nel tempo, della dimensione delle miofibrille muscolari. Nelle fasi terminali della patologia questo “sfinimento muscolare” va a sfociare nell’incapacità del paziente di articolare (perdita dell’uso della parola), deglutire e respirare.

I dati dello studio dimostrano che i pazienti che hanno consumato con maggiore frequenza e quantità verdure e frutta, in particolare i vegetali apportatori di specifici micronutrienti quali vitamine del gruppo B ed E, carotenoidi, acido alfa lipoico, acidi grassi polinsaturi hanno mostrato miglioramenti della funzionalità globale, sia respiratoria che motoria.

Altra evidenza che emerge dalla ricerca è di indirizzare i pazienti affetti da SLA verso la diminuzione di alimenti di origine animale come carni rosse, salumi, formaggi, latte vaccino, tutti cibi eccessivamente ricchi di acidi grassi saturi capaci di innescare o sostenere i processi infiammatori alla base della patologia stessa.

Un ulteriore raccomandazione è quella di evitare il consumo di alimenti contenenti glutammato monosodico (E 621) che si può facilmente reperire nei cibi conservati, snack, patatine fritte o alcune salse da condimento industriali.

La Dieta Mediterranea ricca in alimenti vegetali è in grado, inoltre, di apportare una adeguata quantità di fibre prebiotiche che rappresentano la base per il nutrimento di alcuni ceppi microbici intestinali dalla potente azione antinfiammatoria. Sembrerebbe infatti, che alterazioni del microbiota intestinale (disbiosi) potrebbero essere tra i fattori eziologici co-responsabili nel processo di scatenamento della Sclerosi Laterale Amiotrofica.

Per tanto, una Dieta Mediterranea a moderato intake calorico, varia, che contempli ortaggi e frutta di stagione rappresenta una terapia nutrizionale idonea nella prevenzione e nella cura della SLA.

Dr.ssa Monia Senni Biologa Nutrizionista